Testi critici

Alice Barontini . 2011

[...] Bottari espone un lavoro realizzato su forex bianco, su cui trovano spazio gli elementi simbolici del suo percorso artistico ed esistenziale. Un inserto scuro riporta immediatamente alla mente il capolavoro Quadrato Nero di Kazimir Malevic ma, al suo interno, l’artista lascia librare, come sospesi nell’aria, un limone, un pomodoro e una bottiglia di latte qualità Blu, della Parmalat: un modo per mettere in scena i colori primari alla base del “far pittura”. In basso, infine, elenca parole che, nel loro concatenarsi in un leitmotiv ossessivo, assumono quasi l’aspetto di un codice, di una formula segreta da ripetere senza fine per trovare nell’astrazione l’essenza delle cose. [...]

Nicola Salotti . 2011

[...] Bottari testimonia il rapporto tra soggettoimmagine e trasformazione nel passaggio temporale, prima giocando semanticamente con citazione diretta di “Nero di Seppia” opera che rappresenta la trasformazione dall’elemento riso sottovuoto, all’immagine fotocopia del riso, fino a giungere alla texture che analogicamente e numericamente riproduce l’effetto visivo del riso sottovuoto; oppure “congelando” (sempre sottovuoto) i soggetti delle proprie performance video ed esponendoli come se volesse fermare momentaneamente l’inevitabile effetto del passaggio del tempo.

A testimone ulteriore del concetto di Bottari corrono in ausilio immagini fotografiche a colloquio temporale e spaziale come nel caso di :”Ritratto di Klee” nel quale soggetti distanti spazialmente e temporalmente sono presenti all’unisono per simboleggiare un paradosso narrativo. Paradosso che trova spazio nel soggetto principale della sua mostra con la video performance: ”Filtrazioni” una sequenza all’incontrario di azioni che alimentano l’artista stesso nel corpo e nell’anima attraverso alimenti prescelti in base alla corrispondenza con i colori primari; Rosso per il pomodoro, Giallo per il limone e il Blu della confezione di una nota marca di latte.

 

Un raffinato sguardo su un particolare aspetto della realtà che viene rappresentato al di fuori della canonicità pittorica attraverso chiavi di lettura appena accennate ma che aprono porte importanti su tematiche corpose e piene di poetica universale. [...]

Romeo Dea . 2011

[...] Da notare innanzi tutto, nei lavori che Sandro Bottari pone all’attenzione del pubblico, un protagonismo che, pur privo di aggressività, indica l’intendimento di entrare in contatto con le cose e con le situazioni turbandone l’equilibrio, insinuandovi con forte determinazione una propria idea; ciò non significa che l’idea rappresenti o sia frutto di un convincimento assoluto, tuttavia essa viene affermata e puntualizzata allo scopo di interferire sul normale andamento dell’esistenza, di suggerire insomma un diverso modo di vivere la vita.

Lo stravolgimento dei consueti riferimenti spazio-temporali è evidente in ciascuna delle opere presentate; e stravolgimento significa obliterazione del modo ordinario di rapportarsi alla realtà; stravolgimento vuol dire invenzione di uno spazio e di un tempo altri rispetto a quelli che siamo abituati a concepire. [...]

Fiammetta Strigoli . 2009

[...] L’artista agisce vestito di una tuta arancione ad alta visibilità in perfetta connettività con gli elementi che vanno a formare la sua “tavolozza” simbolica: il latte, il riso, i colori a tempera - elementi comuni, fortemente evocativi e per questo formativi di un linguaggio universalmente comprensibile: dal latte quale simbologia del nutrimento primordiale e spirituale; al chicco (di riso) come seme della vita che racchiude l'albero e il frutto; ai colori, simboli emozionali, alfabeto del mondo. Caricare un oggetto, un elemento comune di rimandi simbolici è un’elaborazione intellettuale, compiuta dall’esperienza, che si lega alla realtà storica, ideologica e culturale della società fin dagli albori della vita. Il linguaggio dell’arte attinge dai simboli, talvolta ne sollecita rinnovate speculazioni di senso, ma soprattutto concorre a renderli immortali. [...]

Romeo Dea . 2008

[...] E’, insomma, una scrittura che viene esercitata con l’intendimento di non subordinare l’essere all’apparire. Si può forse azzardare l’ipotesi – che l’autore non conferma né smentisce – che l’opera così composta e confezionata alluda all’uomo o, meglio, alla propensione dell’uomo occidentale a considerare corpo ed anima come due distinte polarità dell’essere, ciascuna necessaria, anzi indispensabile alla costituzione dell’individuo vivo e pensante ed ambedue incorporate nell’ente personale. E comunque si affaccia, in questi lavori, il tema del rapporto fra materia e spirito, fra ciò che parla per virtù dell’aspetto della sua immota fisicità e ciò che riferisce di un’esperienza psichica, di un moto interiore umano bisognoso di esteriorizzarsi mediante il gesto espressivo; quest’ultimo essendo capace di conferire all’opera, fisicamente statica, quel senso di dinamicità che è proprio della causa generante l’atto creativo. Malevic e Mondrian sapevano bene che le relazioni fra la materia e lo spirito sono cardine fondamentale della problematiche inerenti all’esistenza delle cose e degli esseri. Alle continue, talora laceranti e drammatiche insorgenze provenienti da queste problematiche l’artista, che per definizione è portatore di sensibilità spiccate e particolari, non può sfuggire. E può talvolta accadere che l’opera renda visibilmente esplicito tale suo coinvolgimento. [...]

Fabrizio Paperini . 2005

Nessuno è mai contento dove sta. L’uomo Sandro trova rifugio nella scatola contenitore prediletto, dal suo interno osserva il mondo preparandosi ad una seconda implosione stavolta orizzontale.

La prima implosione, verticale, si verificò a Milano 365 giorni or sono, compiendo una statica resistenza dovuta alle sollecitazioni di esseri umani esterni. I cartoni da imballaggio dipinti con colori a smalto di Sandro Bottari, oltre a rappresentare i manifesti della sua ricerca grafico-cromatica-numerica che scorre sulle pareti esterne delle scatole, divengono allo stesso tempo simboli di un incessante spostamento di merce per esseri umani.

La presenza di numerosi timbri e indirizzi postali di negozi e di mittenti applicati sulla superficie del cartone testimonia il loro ruolo di oggetti in continuo movimento, la cui utilità ha termine con l’apertura ed il disvelamento del contenuto, destinati quindi ad una breve esistenza in un mondo altrettanto rapido e frenetico, da imballare vendere e consumare il più velocemente possibile. Il rapporto contenitore - prodotto che definisce la funzione essenziale di questa tipologia di oggetti viene qui reinterpretato e “vissuto” dall’artista che, presentandosi come “contenuto” della scatola, diviene l’anima della sua stessa opera e il nucleo centrale della performance dal titolo Seconda Implosione.

Gli effetti della Seconda Implosione saranno puro arbitrio degli astanti: o il pubblico attraverso la pressione esercitata dall’esterno causerà l’appiattimento dell’opera e quindi la “morte” dell’artista oppure l’artista stesso, agendo come centro di attrazione, si approprierà di tutto ciò che è esterno provocando uno squilibrio di ordine cosmico.

Gianni Pozzi . 2004

[...] un video con due mani còlte mentre accendono un fiammifero in uno spazio buio e ne proteggono la luce. Al chiarore di questa, che persiste addirittura qualche minuto, alcuni nomi scorrono sullo schermo, della Abramovic, di Haring, Malevic o Modigliani, tutti fondamentali (illuminanti) per Bottari e tutti con accanto la data dell’opera loro ritenuta più emblematica (illuminante) [...]

Roberto Russo . 2004

[...] pur sperimentando supporti e modalità esecutive diverse - compresa la videoart, Bottari ha sempre mantenuto un rapporto preferenziale con la pittura che con il tempo ha tralasciato vaghe figure antropomorfe per dedicarsi con maggiore intensità al sottile dialogo tra lettere e numeri, ancorati a solide campiture di colore. Altra modalità per comunicare o un primo tentativo, potremmo dire quasi post pitagorico, di ricondurre il reale a un'articolazione alfanumerica? L'essere umano è scomparso, ma solo in apparenza: la sua presenza aleggia tra le tele dipinte e diviene tangibile con quegli stessi segni che una volta su un'antica spiaggia fecero riconoscere l'uomo al filosofo [...]

Alessandra Poggianti . 2003 

"Tutto è nato e cresciuto con il colore, con il tempo e con lo spazio". Si apre con questa frase la sua dichiarazione poetica, che offre una chiave di lettura alle immagini presentate, tutte giocate sul colore e su quel segno che si moltiplica in modo ossessivo; una scrittura che, proprio per questo suo continuo ripetersi, perde una sua leggibilità, trasformandosi in pura traccia pittorica, che parla del tempo e dello spazio. Un lavoro complesso che si confronta con i maestri della Storia dell'Arte (è espressa la citazione del "Quadrato nero" di Malevic che si ritrova in molte sue opere), ma che non dimentica il presente; ad esempio l'artista immagina uno strano dialogo fra la sua pittura e un prodotto di consumo (le confezioni di riso), che sembrano trovare una perfetta corrispondenza e armonia: "nel dicembre 2002 feci incontrare il numero tre con un chicco di riso. Il riso nero seppia sottovuoto non ha né tempo, né spazio, né odore"

 

Gianna Scoino . 2003 

[...] Sandro Bottari da anni segna con lettere e numeri fitti fitti le sue tele, come intriganti messaggi a confondere l’occhio con effetti di difficile messa a fuoco e ci offre Pagine criptiche e coloratissime [...]

Bruno Corà . 2002

[...] il linguaggio di questo lavoro (Primo Premio Vigna degli Artisti) appare di efficace sintesi e informato da una sensibilità emersa da esperienze datate a partire dagli anni '60 in poi (Boetti etc.) e verso l'attualità [...]

Giuliana Videtta . 2002

[...] Campiture monocrome di colori puri e cifre che si infittiscono o si diradano a costruire trame, traiettorie, ritmi, strutturano la pittura di Sandro Bottari: una sfida nell’era mediatica, a vivere la fisicità del colore e a dare misura alle emozioni [...]

Bruno Sullo . 2001

[...] Bottari entra in questo non agevole campo di lavoro con tutta la sua giovanile animosità, ma anche con l'esperienza maturata: le lettere e i numeri non sono analizzati nei loro significati né nei loro dettagli visivi, ma sono usati, si affollano e si moltiplicano addossandosi fittamente a coprire lo spazio, a costituire una trama. Un reticolo che rimanda alle sue precedenti esperienze e si inserisce in una linea di continuità e di coerenza che lo rende autonomo e del tutto indisponibile a una collocazione nell'ambito storico della Poesia concreta. In simile direzione spinge un'altra caratteristica importante degli ultimi lavori di Sandro Bottari: la struttura, così sostanziosa nelle prove precedenti, e adesso ancora più evidente nella netta separazione dei campi visivi (alcuni dedicati ai segni, altri al colore), nella loro disposizione spaziale (spesso il campo-colore è centrale). Nella loro frequente ricerca di complementarità (i campi-segni sono spesso divisi a metà e disposti agli estremi del quadro a suggerire un loro completamento al di fuori di esso); tutti elementi che presuppongono un intervento forte dell'autore, fin dalla fase progettuale dell'opera. Con questi strumenti Bottari esegue opere di grande impatto visivo, vitalissime, in continuo divenire, non asservite alla descrizione di alcunché ma non indifferenti alla forma, evocative di emozioni non legate alla banalità della denotazione. Può la pittura raggiungere i livelli sublimi dell’astrazione, continuando ad utilizzare mezzi “storici” ed elementi visivi riconoscibili? Si.